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La costruzione del monastero di Notre Dame d'Orval risale al 1070 ad opera
di monaci cistercensi provenienti dalla Calabria. Il simbolo dell'Abbazia,
una trota con l'anello d'oro in bocca, ricorda un episodio di cui fu
protagonista la contessa Matilde di Canossa "che seduta sulla riva della
sorgente che forniva acqua al monastero, inavvertitamente lasciò cadere il
suo anello nuziale. Turbata implorò la Vergine Maria che glielo facesse
ritrovare e una trota emerse in superficie portando in bocca il prezioso
anello. Meravigliata la contessa esclamò: "Questo luogo è veramente una
valle d'oro!", in francese "val d'Or", che col tempo è diventata Orval."
Ancora oggi in questa comunità monastica, che è la più antica del Belgio, si
produce questa originale trappista dallo stile unico e inconfondibile. Il
risultato inimitabile è frutto di tre diverse varietà di malto, speciali
qualità di luppolo e particolari colture di lieviti indigeni. Il prodotto
finale viene conseguito dopo una tripla fermentazione. Il colore è un
arancio dai curiosi riflessi rosati. Schiuma abbondante che sparisce
velocemente nel bicchiere. Carbonica decisamente persistente. Il naso è
ampio e complesso con netti sentori di agrumi in primo piano ed uno sfondo
ricco di sfumature: dalla resina ai fiori, dalle spezie (pepe e chiodo di
garofano) al cuoio. Al palato rivela un'inaspettata spinta balsamica che
rinfresca ed impreziosisce una beva equilibrata e snella. Finale asciutto,
molto secco e marcato dall'aromaticità del luppolo. Nonostante corpo e
struttura notevoli si fa bere con grande disinvoltura. Proverei ad abbinarla
ad un fritto per sfruttare al meglio le sue doti di effervescenza seguendo le
vostre preferenze. Nel mio caso una saporita e delicata tempura di
calamaretti.
Voto: @@@@@ (degustazione in data: 07/2008)
Fabio Cimmino
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